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Storia della Fotografia naturalistica

Mi sono sempre domandato perché qualcuno dovrebbe essere attratto dalla fotografia di natura. E’ un genere sporco, faticoso e povero di risultati. Tra l’altro questi risultati sono apprezzati quasi esclusivamente da altri appassionati dello stesso genere fotografico. Ho cercato delle risposte nella storia della fotografia ed ho trovato che la fotografia naturalistica è vecchia quasi quanto la fotografia stessa. Fino al 1970 è stato così; il fotografo naturalista quasi come un alchimista inventore era un precursore della tecnica e della ricerca, costretto al “fai da te” per ottenere quel risultato in cui tanto sperava. Poi la tecnologia ha snocciolato una serie infinita di accomodanti dispositivi che hanno permesso a tante persone provenienti (o destinate) ad altre attività outdoor di avvicinarsi a questo genere fotografico con sempre più facilità. Non è un mio pensiero, ma un dato di fatto. Vi invito a guardare le immagine prodotte anche prima del 1950, come il famoso barbagianni di Eric Hosking (1936).

Eric Hosking 1936

Di fatto l’incremento dei mezzi a disposizione del fotografo naturalista non hanno fornito un pari aumento della qualità tecnica delle immagini. Ci sono stati degli strappi positivi con il passaggio a nuovi sistemi di cattura, ne è un esempio la fotografia subacquea o la possibilità di scattare con ottiche veloci e CMOS ad altissima sensibilità. Il problema è la fossilizzazione del fotografo naturalista sugli stessi canoni ritenuti validi per il genere nel passato.  Affidandosi sempre allo storico si vede che le foto “osannate” o comunque desiderate dal fotografo moderno sono materiale in linea con quanto offerto dai professionisti fino al 1970.

Ne è un esempio la foto di Mr Dowdeswell vincitore del Wild life photographer of the year 1965.

The picture of a tawny owl bringing food to its young which won the gold medal and title Wildlife Photographer of the Year for Mr CVR Dowdeswell of Radbourne, Leamington Spa. He received his medal from Mr David Attenborough.
4th February 1966.

Il mercato della fotografia naturalistica ha subito una curva negativa dal momento stesso in cui la prima immagine è stata scattata. Ed è normale, trattandosi di un genere che ha un numero finito di soggetti. Ma il vero colpo di grazie non è stato il digitale come molti pensano, ma un insieme di fattori, primo su tutti internet. A differenza di altri generi fotografici che hanno un mercato con una domanda abbastanza elastica in quello della fotografia naturalistica la curva è condizionata da elevati costi di progettazione e realizzazione sia logistici che di equipaggiamento. In altre parole c’è tanta offerta e pochissima domanda. Questo tipo di condizione è l’unica indicazione necessaria a capire che non si può fare questo di lavoro non esistendo un mercato in cui vendere il materiale prodotto. Se lo fai, lo fai in perdita e sei quindi un appassionato.  A questo punto viene naturale chiedersi cosa fanno oggi i fotografi professionisti di natura. Diciamo subito che ne sono rimasti pochi e questi pochi si dedicano a progetti di reportage conservazionistico, ecologia e ambiente, presentando articoli e dedicando molto tempo alla ricerca del soggetto e della situazione ideale. Molto del romanticismo iniziale che dipingeva il fotografo naturalista come un esploratore e moderno Linneo è andato perduto avvicinandolo di più al giornalista d’inchiesta.  Gli amatori o più in generale i fotografi per diletto vivono ancora in quel mondo passato, indietro di almeno 40 anni.

Qui potete trovare un interessante articolo in pdf di BBC wildlife http://www.markcarwardine.com/uploads/articles/bbc_wildlife/history_wildlife_photography.pdf

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