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Non ho intenzione di diventare un blogger, anche solo per la mancanza di tempo! Però una pagina che raccolga le mie riflessioni derivanti dall’esperienza che giornalmente maturo sia come fotografo che come conduttore di capanni, ma anche quelle riflessioni che nascono dall’interazione con voi che partecipate al mie attività credo che possa essere utile. Una pagina dove posso mettere nero su bianco i miei ragionamenti e che non sia un bagliore momentaneo che è il postare su di un social network. Scrivendo qui capiterà che sarò contradditorio, forse incoerente, ma  questo è il maturare e mettersi in discussione.  In qualche modo spero che quanto scriverò nel tempo torni utile ad altri.


Come primo argomento voglio parlarvi di attrezzatura e fotografia naturalistica:

La fotografia è un’arte di comunicazione e nel nostro caso anche di divulgazione. In ogni arte ci sono degli strumenti, alcuni generici, altri specifici per creare e dare forma. Questi strumenti modellano l’oggetto fino a renderlo idoneo al messaggio che cerchiamo di trasmettere. Uno scalpello ed un punteruolo non hanno lo stesso effetto sul marmo, questo è chiaro. Allora perché in fotografia naturalistica esiste un solo concetto di creazione? Cerchiamo di riflettere.

Parlando d’arte…

La prima cosa è l’ego. Quando si è fotografi dilettanti difficilmente abbiamo in dotazione delle mega ottiche professionali e nel nostro animo scatta il desiderio di possedere, uniformarsi ed appartenere a qualcosa. Una elite di non si sa bene cosa…se non possiedi quegli strumenti non sei serio. Ma l’arte di per se non è intrinseca nello strumento ma nel messaggio, allora perché devi uniformarti? Potrebbe forse dipendere dal messaggio?

Il messaggio…

Parliamoci chiaro, se tu lo facessi solo per un discorso di interesse naturalistico non dedicheresti tutte quelle risorse alla fotografia. Con lo stesso sforzo potresti prenderti una laurea in biologia o cento altre cose e lavorare sul campo dando il tuo contributo alla ricerca. Se stai usando una fotocamera per questo scopo sei un fotografo (quindi un artista) e non un ricercatore (fosse anche free lance). Detto questo, perché ritieni che le buone foto le fai solo con un certo tipo di attrezzatura? Saranno forse i canoni di giudizio per misurare l’efficacia del messaggio che vuoi trasmettere a richiedere un certo tipo di strumento?

I canoni…

Per prima cosa dobbiamo decidere chi decide e cosa. Nel nostro settore c’è un controsenso lampante. I professionisti, ovvero quelli che le foto le vendono ai giornali hanno un metro di giudizio totalmente diverso dall’amatore. Vi basterebbe comprare in edicola qualche rivista per capire che i canoni che state usando per misurare la qualità del vostro lavoro sono sbagliati. Sulle riviste non ci sono foto di passerotti sul ramo, nessuno dedica ore ed ore alla ricerca dello sfondo uniforme perfetto. Sai perché? perché in quelle foto non c’è niente di artistico o comunicativo a spesso l’unica cosa che c’è, ovvero la parte documentativa relativa alla morfologia di quella determinata specie non interessa proprio a nessuno. Ma ci sarà un motivo per il quale tutto vogliono possedere le super ottiche moltiplicabili. Certo che c’è, sono loro che le hanno acquistate ad averlo deciso.

Gli altri…

Gli altri sono quelli con cui hai probabilmente iniziato la tua avventura di foto naturalista. Nella quasi totalità dei casi sono dei “mostri” da capanno, competitivi sull’unica cosa che possono fare, una descrizione morfologica di una animale. In pratica è come quando andavo in motocicletta, passavo il 70% del tempo a girellare per i monti ma lo facevo con lo strumento più inadatto, una motocicletta con 160cv scomodissima e appunto, inadatta. Non è che non fossi un buon motociclista ma per la maggiore quella moto soddisfava il mio ego e non le mie necessità di centauro. Quindi se usi il loro metodo di giudizio per valutare il tuo operato stai alimentando soltanto l’ego e non la tua parte creativa, che poi è quella che ti fa fare buone foto naturalistiche. Non voglio dire che il problema è lo strumento, direi il falso, tornando alla moto ho parlato di 70% perché nel restante 30 correvo in autodromo e li sì che faceva la differenza, un uso specialistico dello strumento, appunto. Allora se lo strumento è specialistico bisogna capire quando uno strumento è indispensabile per un dato lavoro. Possiamo quindi dedurre che serve  conoscere il metodo (in fotografia è più corretto dire tecnica) e di conseguenza sapremo quale sia lo strumento adatto a poterlo adottare.

Il metodo…

In fotografia naturalistica il metodo è un termine riduttivo (così come dire tecnica) avendo una serie notevole di variabili da gestire soprattutto in funzione del soggetto da riprendere. Il metodo classico adottato dai più è quello che recarsi nel capanno di altri (pagamento e non), sedersi e attendere con il dito sul “grilletto”. E’ un modo di fare fotografia naturalistica passivo, subire gli eventi e limitarsi nella creatività. E qui torniamo ai punti già elencati, ovvero possiamo giudicare il risultato solamente sui canoni imposti senza potersi occupare di nessun messaggio. Fateci caso, le immagini più apprezzate ai capanni sono quelle che riportano una rottura nello schema, scene d’azione o comportamenti particolari del soggetto. Questo vuol dire che “gli altri” vorrebbero fare quelle riprese ma subendo gli eventi e dedicandosi totalmente alla elite ed ai canoni imposti legano la possibilità di ottenere quello che vorrebbero ad eventi sporadici o alla fortuna. Come dire, intanto mi prendo quel 70% poi si starà a vedere. Il metodo per noi foto naturalisti richiede studio, fallimento e dedizione. I più bravi decidono prima cosa e come fotografare una determinata scena che già hanno sognato ed a quel punto realizzano magari un capanno (come strumento) e decidono la tecnica. Usare quindi una determinata lente è SOLO una conseguenza del metodo e della tecnica ivi compresa quella fotografica di composizione, stacco dei piani, diaframmi etc etc. E’ qui che spendere 10.000€ in un solo strumento può fare la differenza. Quindi dire, – beh, ma se vado con il 500 al lago faccio foto migliori – è vero, ma giudicando l’immagine con le persone che in quel momento sono al tuo fianco! Potrai sempre affermare che nello stesso momento qualcuno dotato di strumenti più performanti del tuo otterranno risultati migliori. Molto diverso sarebbe trovarsi la mattina al bar e dire – Questa settimana fotografiamo i gruccioni, rivediamoci qui la prossima settimana- . In questo caso potrai approntare il tuo metodo, decidere l’immagine e magari realizzarla con un fisheye. Un’altra cosa che sento dire spesso è – mi manca il tempo! -.

Il tempo…

Incontestabile, di tempo per un buon metodo ne serve molto. Sta tutto nel darsi delle priorità, fare tante foto nel famigerato 70% o pochissime nel restante 30?. Beh, questa è solo una tua decisione, d’altra parte i soldi così come il tempo sono solo e soltanto tuoi.

Non voglio dire che non c’è possibilità di fare buone foto da un capanno famoso e con la giusta attrezzatura, ci mancherebbe il web è pieno di immagini che dicono il contrario. E’ una riflessione sullo stato d’animo di quelle persone che hanno nel corredo oggetti del genere mal utilizzati e di coloro che non lo hanno ma vorrebbero averlo. Io sto nel mezzo e spesso mi capita di desiderare un 1000 f 2.8 così come spesso ringrazio di avere un’ottica da 1,5 kg super mimetica. E’ chiaro che se cercassi  di scontrarmi al laghetto in un capanno super frequentato finirei per indebitarmi nell’acquisto di una famigerata lente super pro, valutando i miei risultati con quelli dei super attrezzati e sempre in un contesto di dimensioni ridotte privo della libertà di decidere come e dove fare una fotografia non ho alcuna speranza di emergere dalla massa.

Guarda le foto sotto, ci sono 400mm di differenza…

Capanno riva - a 200mm su ff
Capanno riva – a 200mm su ff
Capanno riva 600mm su ff
Capanno riva 600mm su ff